Basta un dato da solo a spiegare il 3-0 netto con cui il Bellaria sconfigge la Rovelli: gli errori di gioco complessivi dei padroni di casa sono stati 17, quelli degli ospiti 35. Bellaria, orfana di Piovano, schiera Campana al centro assieme a Zamagni ed è proprio l’esperto Campana a mettere a terra il primo pallone del match, subito seguito da alcune buone iniziative di Alfredo Tabarini. Il primo time-out tecnico è già una sentenza: 8-3 Bellaria con Maioli che cerca di scuotere i suoi. Ma la Rovelli non c’è con la testa: alla seconda pausa tecnica la squadra di Mascetti è avanti 16-10 senza faticare più di tanto, visto che Morciano ha già concesso 9 errori, che alla fine del set diventeranno 13, con Jurewicz incredibilmente a secco e Guagnelli a quota 1. Nel secondo set la partita ritorna in equilibrio: alla prima pausa tecnica i padroni di casa sono avanti 8-6, con Selleri in grande spolvero, ma sembrano più appannati rispetto alla prima frazione e così la Rovelli piazza un break di 7-2, propiziato dai muri di De Leonibus e Giorgetti e da un redivivo Jurewicz. Mascetti toglie Tuccelli e inserisce Crociani, ma Morciano resta avanti fino al 16-12. Poi qualcosa piano piano si inceppa, ricominciano gli errori e Bellaria compie l’aggancio sul 20 pari, complici anche un paio di fischiate dubbie in favore dei padroni di casa. Si va punto a punto fino al 23-22 di Selleri, poi sull’attacco di Guagnelli la palla termina out, ma il muro sembra toccare: non è così per gli arbitri che decretano il 24-22. Sulle vibranti proteste ospiti, Guagnelli si becca un giallo e così il set termina 25-22. E in pratica finisce anche la partita, perché nel terzo set De Leonibus prova a tenere a galla i suoi (3 punti, ma 8-5 Bellaria in avvio), poi, nonostante il cambio della diagonale (dentro Pesaresi e Foglia per Alessandrini e Jurewicz) Bellaria non ha problemi a controllare il match grazie alla precisione di Romani e di Tabarini. Un 3-0 meritato dalla squadra di Mascetti, mentre per la Rovelli la sconfitta non pregiudica il discorso salvezza, ma lascia un po’ di amaro in bocca, trattandosi pur sempre di un derby.
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